Oggi non ho poesia da dareStasera esco e ti dimentico, non mi interessa la banalità Se tu mi vedessi camminare ora non mi riconoscerestiSono un passerotto infreddolito Non sono invogliata neppure dal vento gelido, a fermarmiIo vado avanti Però Non voglio che arrivi domani, domani è quando dovrò dirteloChe non ho passione nell’amartiChe Mi hai fatto scordare addirittura la trepidazioneNon so più dire quanto tu mi abbia usato Sfibrando la pazienza di ogni mio gestoOra io mi rivestoE me ne vado fuori sotto il freddoVoglio il buio, voglio voglio stare lontana da teNon ricordarmi la delusioneIl torpore E perdonami se non ti rispondo quando mi chiedi del tempoPerché gli occhi gonfi vedono poco e nienteE poco e niente mi fregaDi guardare altrove
Archivio per Novembre, 2007
Posted in 1 on Novembre 11, 2007 by euforix
Riuscite a spiegare il cocente peso al petto
quando il fantasma d’amore si inietta nell’incavo fragile, un così delicato ago
e di voi rimane un nonnulla stropicciato fra il suo nome e l’odore
di passi che vanno e vengono su tutto il corpo
riuscite voi a dirmi che cosa si prova nella prigione più torbida
assecondando ogni voglia di vederlo e il limite
di non potervi nutrire del suo essere, siamo così laceri dentro
quando la donna si mostra l’incanto è sempre tagliente
non sa mai, Lei, se saranno canti o arpeggi stonati
Mi chiedo come sia stato l’amore di mia madre
così selvatica, Lei, una luna piena che innonda di luce
a tratti fa oscuro il suo lato più limpido, non la riconosce più nemmeno sua figlia
Sapete usare le parole giuste e i colori
per dirvi?
avete mai detto che paura esiste, della miscela di me e te
e ammetti che tremi al cospetto di domani, sveglio in un corpo finito e solo
senza i mei occhi a cullare i tuoi.
che mio padre abbia anch’egli divorato le stelle febbrili per l’amore che spaventa
perchè può finire?
Tutto ci rende vicini e tutti navighiamo in acheronti intimi
chi guidava te? e dimmi chi mia madre e mio padre e chi a loro diede la vita
erano vere promesse?
Io a voi lo chiedo
se spingersi troppo oltre perdendoci
è un inizio o come traballa la candela
poi tutto finisce
Posted in 1 on Novembre 11, 2007 by euforix
hai voglia oggi, di farmi sorridere?
te lo chiedo perchè non sempre lo fai e io ho cominciato a temere
di avere un brutto sorriso.
non vorrei alzare la voce parlandoti
mi succede di non sopportare la delusione di non avere prove del tuo desiderio
oggi, forse è piovuto
dalle tue labbra, ha cancellato le parole di scusa
si, deve essere così e non accetto che sia diversamente.
ma adesso che stai per arrivare da me, con cosdì poca cura
in ritardo di ore..te lo chiedo
come un mendicante al ciglio della strada ti chiederebbe i soldi
dimmi, hai voglia oggi di rendermi felice?
perchè non sempre ti viene spontaneo
mi hai anche detto che non sei abituato.
credevo di gioire in maniera brutta.
Io cerco di indovinare le cose che ti piacciono, osservandoti
ascoltandoti. ma di recente non lo so più
quello che devo ascoltare. non c’è molto.
io adesso vengo da te.
spero che tu vorrai dirmelo
lasciandolo appeso nell’aria come una promessa
che non devo avere mai paura
sono protetta
e felice.
Posted in 1 on Novembre 11, 2007 by euforix
ho paura
quando non ricordo perchè ti sto accanto
nell’amare doveva esserci rifugio
e insieme partire
la scortesia
l’amarezza
e quei giochi da bambino
non fanno altro che rendere ogni mio giorno
invivibile
e desidero talvolta
con l’ardore di un moribondo
la calma eterna
nel perdono
di questi brutti pensieri
tento
Posted in 1 on Novembre 9, 2007 by euforixtento
come la luna a fine mese
a esser piena di grazia
sui fianchi la coerenza del cuore
e non piangere se mi crepo il viso
io tento
di non aspettarmi i fluttui in festa
gli erori in bella vista
sul bagnasciuga
delle stelle
serpeggio nel liquore
nel ricordo
i consigli della luce, niente dolore
sorridente bella donna
e avvelena piuttosto il suo sonno
ma non far vedere
mai
niente da sotto il mantello
tento
ma non riesco
a posare
le mani
sul candido
madre
Posted in 1 on Novembre 9, 2007 by euforixMia madre è la luna
ha il viso rotondo come un astro pieno
e vola nel cielo da una stella come lei, all’altra
mia madre è bella ed è una gorgone feroce
se le si dà quello che vuole
non gradisce il dono
ma nelle sorprese luminose
lei ti abbraccia e ti innonda di luce
Mia madre non disperde il seme argenteo
lei conta un mondo alla volta
poi ne coltiva uno, il più povero
perchè è degno d’aiuto
e mia madre aiuta sempre chi ne ha bisogno.
Mia madre è la luna
e non muore mai del tutto
ma in una giornata si spegne sempre almeno una volta.
Posted in 1 on Novembre 8, 2007 by euforix
il succo è
-non te l’ho mai detto-
l’ho tenuto per me, segreto
ripudiato come fosse droga
e mai l’ho detto
a te, mia Non-vita
rimasta appesa
mai indossata
passaggio a nord ovest
Posted in 1 on Novembre 8, 2007 by euforixoggi mi manca il tuo colore
il pantano sulla terra copre i luoghi del ricordo
se mi cerchi sarò gelida
iridi pianificatrici
e debole rigagnolo di sangue
ho adagiato l’ombra
dove l’anima non arriva
esploderò
prima o poi
le Silence de mon Amie Special
Posted in 1 on Novembre 4, 2007 by euforixSilenzio.
Intorno pochi rumori scivolano contro le pareti umide
le unghiette dei pensieri ribelli
grattano alla porta di legno d’entrata
riducono in brandelli il legno tinto
scrostati dalla furia con cui vi si avventano
Silenzio.
Vorrei udire il suono delle ragioni
addormentarmi con versi e gemiti
chiudere gli occhi nel gocciolare lento e modulato delle tue parole
come desidero placare i miei incubi con le tue favole
mentre accordi le corde vocali con sibili e morbide vocali
so che hai una voce paradisiaca
Silenzio.
Non c’è per e una ninna nanna che mi faccia riposare quieta
c’è l’attesa e il sogno
oh cara madre
mi hai mai raccontato le storie felici delle regine e delle principesse?
i rintocchi dell’orologio e le magie delle fate?
il Vizio dell’udito
è una dolcezza, la golosità dell’Eugenia.
Silenzio.
La voce è lo strumento che preferisco
così viva, così gametica
c’è del sesso nel parlare
come l’amore sta nel cucinare, nel mangiare…
io mi nutro di rumori, tesoro
io mi nutro del rumore delle anime che incontro
di cui mi innamoro senza ritegno
e che lecco fino al midollo con cautela, fin dove arrivo, dove mi lasciao arrivare
divarico montagne di pensieri sconci, di ripetizioni magliarde
e non m’interessa quanto siano fuori luogo o semplici
una volta scelto un corpo
lo si ascolta in ogni sua vibrazione
ho il vizio dell’amore che ode le più segrete onde sonore
sprigionate anche con il più riservato garbo
da muscoli, gambe, bocche e occhi,
cuori e mani.
-Dicono che amo per davvero
nessuno mai si è lamentato
c’è chi non torna più indietro-